Il messaggio del Presidente Giorgio Napolitano per il libro dell’Anpi Rovato
Inseriamo, come primo articolo del nostro blog, il messaggio inviatoci dal Presidente della Repubblica Italiana, on. Giorgio Napolitano, per la presentazione del nostro libro “Et are, e patria, e oltre la memoria…tutto” dedicato alla Resistenza a Rovato e in Franciacorta.
Per richiedere il libro: anpirovato@libero.it
“A chi vi scrive, chiamato a rappresentare l’unità nazionale, spetta semplicemente trasmettere oggi un messaggio di fiducia, in risposta al bisogno di serenità e di equilibrio fattosi cosi acuto e diffuso fra gli italiani.
Sono convinto che la politica possa recuperare il suo posto fondamentale e insostituibile nella vita del paese e nella coscienza dei cittadini.
Può riuscirvi in quanto più rifugga da esasperazioni e immeschinamenti che ne indeboliscono fatalmente la forza di attrazione e persuasione, e quanto più esprima moralità e cultura, arricchendosi di nuove motivazioni ideali.
Tra esse, quella del costruire basi comuni di memoria e identità condivisa, come fattore vitale di continuità nel fisiologico succedersi di diverse alleanze politiche nel governo del paese.
Ma non si può dare memoria e identità condivisa, se non si ripercorre e si ricompone in spirito di verità la storia della nostra Repubblica, nata sessant’anni fa come culmine della tormentata esperienza dello Stato unitario e, prima ancora, del processo risorgimentale.
Ci si può- io credo- ormai ritrovare, superando vecchie laceranti divisioni, nel riconoscimento del significato e del decisivo apporto della Resistenza, pur senza ignorare zone d’ombra, eccessi e aberrazioni.
Ci si può ritrovare - senza riaprire le ferite del passato - nel rispetto di tutte le vittime e nell’omaggio non rituale alla liberazione dal nazifascismo come riconquista dell’indipendenza e della dignità della patria italiana.
Memoria condivisa, come premessa di una comune identità nazionale, che abbia il suo fondamento nei valori della Costituzione. Il richiamo a quei valori trae forza dalla loro vitalità, che resiste, intatta, ad ogni controversia.
Scrivo - ed è giusto farlo anche nel celebrare il sessantesimo anniversario dell’elezione dell’Assemblea costituente - di quei “principi fondamentali” che scolpirono nei primi articoli della Carta costituzionale il volto della Repubblica.
Principi, valori, indirizzi che, scritti ieri, sono aperti a raccogliere oggi nuove realtà e nuove istanze.
Cosi, il valore del lavoro, come base della Repubblica democratica, chiama più che mai al riconoscimento concreto del diritto di lavoro, ancora lontano dal realizzarsi per tutti, e alla tutela del lavoro “in tutte le sue forme e applicazioni”, e dunque anche nelle forme ora esposte alla precarietà e alla mancanza di garanzie.
I diritti inviolabili dell’uomo e il principio di uguaglianza, “senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione “ si integrano e completano nella Carta europea, aperta ai nuovi diritti civili e sociali.
Essi non possono non riconoscersi a uomini e donne che entrano a far parte, da immigrati, della nostra comunità nazionale contribuendo alla sua prosperità.
Il valore della centralità della persona umana viene a misurarsi con le nuove frontiere della bioetica.
L’unità e indivisibilità della Repubblica si è via via intrecciata col più ampio riconoscimento dell’autonomia e del ruolo dei poteri regionali e locali.
Si rivela lungimirante, come fattore di ricchezza e apertura della nostra comunità nazionale, la tutela delle minoranze linguistiche.
Essenziale appare tuttora il laico disegno dei rapporti fra Stato e Chiesa, concepiti come, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
La libertà e il pluralismo delle confessioni religiose sono stati sanciti, e ancora dovranno esserlo, attraverso intese promosse dallo Stato.
Presentano poi una pregnanza ed urgenza senza precedenti tanto lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica quanto la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della nazione. Infine, i valori, tra loro inscindibili, del ripudio della guerra e della corresponsabilità internazionale per assicurare la pace e la giustizia nel mondo”.